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mercoledì 8 luglio 2009

Oggi 9 luglio Santa Veronica Giuliani :Conflitto tra carne e spirito

La straordinaria figura di
S.Veronica Giuliani

clarissa cappuccina - 3

Sonia Andreoli

Il componimento che riportiamo di seguito si commenta da solo per chi ha meditato sull’eterno conflitto tra la “carne” e lo spirito, di cui ha parlato ampiamente San Paolo: “La carne ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne. Queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste” (Galati 5, 17-18) ed ancora: “Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me…” (Romani 7, 21-22).

Il diario di Santa Veronica è gremito di scritti su quest’argomento, soprattutto sugli innumerevoli combattimenti del suo intimo, finiti con la vittoria della sua santità, frutto dell'azione dello Spirito Santo. La composizione che segue venne da lei redatta mentre svolgeva le faccende domestiche da giovinetta, e fu recitata, nel tempo di preparazione alla quaresima, insieme alla sua consorella suor Chiara Felice.

Combattimento fra l’umanità e lo Spirito

1. Spirito: O dolce mio Signore,
voglio star dentro al tuo Cuore.

Umanità: e tocca penare
e star tra mille pene.

2. Spirito:Giesù mio caro Bene,
se posso in te posarmi
di nulla io vo curarmi.

Umanità: Mi sento consumare
non so dove posare.

3. Spirito: Il riposo che bramo io
non lo trovo altro che in Dio.

Umanità: Tra croci e tra dolori
non trovo mai ristori.

4. Spirito: Tra croci e patimenti
io trovo i miei contenti.

Umanità: O poverina me!
Non è niun per me.

5. Spirito: Che cosa importa a te?
Mentre io sto nel mio centro
non vò pensare a te.

Umanità: Già mi avveggo bene io
che tu mi hai già lasciata,
afflitta e sconsolata.

6. Spirito: Io dico: Davvero
facciamo un poco i patti
di far poche parole
e molti fatti.

Umanità: I patti che vò fare:
non vò che tu mi privi di parlare,
che qui trovo ristoro.

7. Spirito: Già m’avveggo del tuo errore:
che per il tuo ciarlare
mi levi dal Signore.

Umanità: Sto qui com’in prigione,
rinchiusa tra queste mura,
e poi ho da stentare.

8. Spirito: Tu mi vuoi rovinare
con tanti ciarlamenti;
non do retta ai tuoi lamenti,
in Dio vò sempre stare.

Umanità: Ora mi veggo morta,
mentre tu mi fai guerra,
senza nessun conforto.

9. Spirito: Non occorr lamentarsi:
ti vò ben flagellare;
cheto cheto voglio stare.

Umanità: S’aggiungono sempre pene:
Oh! Che sarà di me!

10. Spirito: Cosa importa a te?
Se immerso sto in Dio,
lì solo è il mio desìo.

Umanità: Se tu mi dai licenza,
pigliarò un po’ di ristoro
per aver maggior vigore;
ma per tutto trovo assenzio.

11. Spirito: O dolce vivanda
é il patir che Dio ci manda!

Umanità: Con tante tue astinenze
tu mi fai consumare;
farò da te partenza;
or lasciami un po’ stare.

12. Spirito: Oh! Non sai quel che tu fai:
se stai senza di me,
tu morirai.

Umanità: Io ho poca sanità,
e tu, senza pietà,
mi fai faticare.

13. Spirito: Ohimè, come tu sei!
Dirò a Giesù, mio bene,
che mi aggiunga più pene.

Umanità: Se mi dai riposo,
mi dai un letto duro
che appena si può stare.

14. Spirito: Anzi, da qui avanti
ti vò far dire il vero:
or muta un po’ pensiero,
seguimi avanti.

Umanità: Questo ruvido sacco
fa ben scorticare,
e tu non hai pietà.

15. Spirito: Non do mente ai tuoi deliri:
tu mi vuoi rovinare con tanto dire.

Umanità: Sai quel ch’io ti dico?
Se mi vuoi contentare,
seguita il mio parere, non dubitare.

16. Spirito: Tu sai quel che tu dici:
però inviti me.
Or lasciami un po’ patire:
non importa a me di te.

Umanità: Or m’avveggo che a poco a poco
mi vuoi mettere nel fuoco
a consumar. Ohimè, come ho da fare!

17. Spirito: Se tu mi vuoi venire,
ti metterò sovente
nella fornace ardente
del patire.

Umanità: Tu sei molto costante:
or tirami avanti,
teco verrò.


18. Spirito: Non mi fido di te:
tu sei ingannatrice.
Or resta un po’ da te.

Umanità: Se tu mi dici il vero
che soave è il patire,
verrò dietro di te;
se no, mi fai morire.

19. Spirito: Ora non dubitare
la morte che hai da fare:
non hai pensare a te,
il dominio ha da stare
sopra di me.

Umanità: Io son pronta al tuo comando,
fa di me quel che tu vuoi,
non voglio andare piè errando.

20. Spirito: Non voler dubitare:
sta pure allegramente,
che ti darò contento.

Umanità: Aggiungi penitenze,
cerca pur travagli e pene,
che tutto sarà poco
pel sommo eterno Bene.

21. Spirito: Ora prendo dominio, e ti comando:
seguimi pure senza nessun timore;
ti vò menare al Cor di tutti i core.

Umanità: Io mi fido di te:
mi soggetto per morta,
non m’importa
a me di me.

22. Spirito: Or lascia indietro l’Io,
se vuoi venire a Dio.

Umanità: Sento che si lamenta,
non vuol restare addietro,
vorrebbe venir meco.

23. Spirito: Non vò che ci rovini.
Or lascialo un po’ stare;
seguita pure, non dubitare.

Umanità: Or senti il gran clamore?

24. Spirito: Lascialo pur ciarlare.
Umanità: Digli quattro parole.

25. Spirito: Questo lo voglio fare.
Umanità: Sgridalo pur bene.

26. Spirito: Or sai quel che ti dico?
Tu sei il traditore e mio nemico.

Umanità: Tu mi hai pur detto il vero;
che tra tormenti e pene
si trova il vero bene.

27. Spirito: Tra croci e patimenti
si provan gran contenti.

Umanità: Or vi lascio, piaceri terreni,
siete vani e menzogneri;
non mi cercate più,
perché io vado a Giesù

28. Spirito: Or così tu devi fare:
a me piace il santo zelo.
Orsù, dunque, andiamo al cielo!

Umanità: Addio, mondo, coi tuoi seguace:
io ti lascio e resto in pace.

29. Spirito: Finchè stai in questo terra
proverai una gran guerra:
grida pur, ma sempre più:
tutto è poco per Giesù!

Umanità: Or che ho trovato il vero Amore,
sento ormai che a questo core
il patir, benché sia amaro,
li par dolce e assai caro.

30. Spirito e Umanità: Su dunque, con allegrezza,
andiam con gran prontezza
collassù nell’ampio polo
lì fermiamo il nostro volo.

Durante il processo di canonizzazione, proprio gli stessi confessori che l’avevano messa a dura prova, furono i più strenui sostenitori delle sue virtù.

Non poterono che affermare con la loro testimonianza la veridicità dei miracolosi segni portati da Veronica nel suo corpo : la ferita nel costato, la corona di spine, le Stigmate, ed anche i segni della Passione impressi nel suo cuore e fatti da lei disegnare da una sua consorella, trovarono riscontro nell’autopsia.

Nonostante i segni "esteriori", che contribuivano a farla apparire un essere speciale, quello che ha inciso sulla sua figura di mediatrice e, soprattutto, di vittima immolata per la salvezza degli altri, era il suo desiderio di far provare a tutte le anime un amore per Dio tanto immenso da indurle a servirlo e ad allontanarsi dal peccato.

La Ven.Maria Laurentia Longo, fondatrice delle Clarisse Cappuccine e fondatrice dell'Ospedale "Incurabili" di Napoli, dove per circa 25 anni lavorò S.Giuseppe Moscati.

Tutte le sue azioni, infatti, le compiva "a maggior gloria di Dio", cercando di abolire, riconoscendole ed enfatizzandole, anche le minime sue colpe, inducendo le sue consorelle a seguire il suo comportamento, non mortificandole con le parole, ma agendo sempre in modo umile e dolce, spingendo il loro spirito ad elevarsi.

Ci sarebbe molto altro da dire sul conto della nostra santa, che in 57 anni di vita, ha dato l’esempio di come si possa amare Dio ed il prossimo fino al punto di annullare completamente se stessi, ma già è stato fatto in altri testi ed esulerebbe da questo lavoro. Ci si limiterà ad esporre qualcosa in merito ai suoi scritti ed al momento in cui lasciò questa terra per unirsi, finalmente, al suo Sposo Divino.

Come già si è detto, il voluminoso diario da lei redatto è la testimonianza più importante di tutta la sua esistenza e comprende anche numerose lettere (di cui alcune non sono reperibili in quanto vennero utilizzate come reliquie) e varie poesie spirituali, nelle quali viene ancora una volta sottolineato il suo "folle", "bruciante" ed "ardente" amore per Dio.

Il tutto risulta affascinante perché è scritto con grande semplicità, senza avere la pretesa di essere un trattato filosofico e, per il suo grande valore spirituale, si vorrebbe eleggerla dottore della chiesa, al pari di Santa Caterina da Siena.

Come le aveva predetto Gesù, dopo 33 giorni di terribile agonia, lasciò questa terra la sera del 9 luglio del 1727, chiedendo finanche il consenso di morire al suo confessore, per dimostrarsi obbediente fino all’ultimo momento…

Fu beatificata dal papa Pio VII l’8 giugno 1804 e canonizzata dal papa Gregorio XVI il 26 maggio 1839, dopo un lungo processo, necessario per esaminare minuziosamente tutti gli innumerevoli fenomeni mistici, evitando in tal modo che gli illuministi del secolo potessero accusare la chiesa di eccessiva credulità.

Le sue composizioni, di carattere mistico-ascetico, sono pregnanti dell'amore di Veronica per Gesù, dell’accettazione del patire per unirsi in tutto a Lui, e danno anche testimonianza del particolare rapporto che ella aveva avuto sin dall'infanzia con il suo amato Sposo: nel suo voluminoso diario sono raccolte molte testimonianze di visioni nelle quali Gesù le parla apertamente, mentre lei lo contempla estasiata e meravigliata di avere tanto onore.

"A Giesù"

Voglio chiodi e non carezze, voglio spine e non vò rose,
voglio croci e non dolcezze : quest’è il don di vostre spose !

Voglio mio caro Bene, tutto piaghe, o mio Giesù;
voglio morti e voglio pene, né mi curo di altro più.
Laus Deo.

[dal Diario di Santa Veronica Giuliani, vol X, p.645]

In questa poesia è palesata la sua brama di patire, ma, per poterne comprendere il significato, si deve ricollegare a tutto il suo diario, a tutta la sua vita di mistica che si offrì per l’espiazione dei peccati dell’intera umanità.

Non si deve confondere questo altruistico sentimento con del puro masochismo, o con l’essere insani di mente: qui non stiamo trattando, come è stato fatto da chi, per sua convinzione, non crede nei fenomeni sovrannaturali, un caso psichiatrico, ma, la realtà di una creatura che si è elevata al di sopra delle altre vivendo nell’amore per Dio e per il prossimo, riuscendo a sacrificare totalmente se stessa al fine di servire il Signore e di ottenere tanti benefici per gli altri.

Tutti noi, ognuno seguendo la strada che gli è più consona, potremmo lavorare per salvare l’umanità, facendole ritrovare il vero scopo della sua venuta sulla terra: servire Dio…

Ci troviamo nello spirito dell’Apostolato della Preghiera, i cui membri, offrendo quotidianamente, tutte le proprie azioni, le proprie sofferenze e le proprie gioie al Signore, fanno in modo che la loro esistenza acquisti un valore divino, dando, ovviamente, il giusto valore all’intervento dello Spirito Santo, come incoraggiava a fare il papa PaoloVI, ricordando, che senza la Sua grazia, nulla può avvenire.

Per quanto conti la nostra volontà, è sempre per grazia divina che si ottengono delle vere e proprie trasformazioni.

Viene spontaneo, anche avendo avuto solo qualche accenno sull' "universo spirituale" di Santa Veronica, considerare attentamente la celebre massima di spiritualità: “Per crucem ad lucem”, il che non pone l’accento solo sulle “croci” da dover portare per raggiungere la luce eterna, ma sulla grandiosità del bene al quale si giunge dopo questo percorso.

Un esempio di ciò può essere rappresentato dal fatto che, quando Veronica ricevette le sacre Stimmate, il 5 aprile 1697, il Signore le apparve in veste gloriosa: dalle Sue piaghe furono emanati i raggi di luce che aprirono in lei le sacre ferite, come per incidere nel suo animo la certezza che a tanto patire sarebbe stata corrisposta una sovrabbondante grazia.

Del resto, in più occasioni, alla domanda di Gesù in merito a quale fosse il suo più grande desiderio, Santa Veronica rispondeva immancabilmente: “Di mai separarmi da voi”; e possiamo essere sicuri che questo suo "sogno" è divenuto realtà non appena la Santa ha lasciato, il 9 luglio del 1727, questa dimensione terrena.

Concludendo…

In un’epoca come questa, nella quale ci si lamenta tanto che si siano persi " i veri valori", inseguendo falsi dei, la nostra Veronica, con l’offerta del suo immenso patire a Dio, ci porta a considerare quanto sia importante la nostra vita, se vista in un’altra chiave, se ricordiamo che le nostre azioni, se offerte al Signore, dalle più banali, a quelle più importanti, acquistano un valore divino.

Sarebbe auspicabile non essere disfattisti, accusando "l’epoca corrotta" del nostro vivere male : in ogni tempo ci sono state sempre le difficoltà, il dolore e tutto quello che anche oggi ci amareggia…ma, nonostante ciò, non sono mai mancate, anzi, a volte, sono state numerose, figure straordinarie come santa Veronica, che, dalle mura di un convento, ha contribuito a diffondere un grande messaggio salvifico : il valore della sofferenza e del vero amore per Dio.

Le ultime parole, che pronunziò rivolta ad un gruppo di suore, all’alba del 9 luglio 1727 furono: "L’amore si è fatto trovare! questa è la causa del mio patire: ditelo a tutte!" (Summarium p.114)

Spesso, presi dalle circostanze del vivere quotidiano, ci si dimentica la caratteristica essenziale di Dio : è amore infinito… non un Dio solo giudice e castigatore, come si rileva nell’Antico testamento, né tanto meno istigatore o fautore di guerre, come qualche fanatico si ostina a pensare…

Nell’Enciclica : "Deus caritas est", l’attuale Papa Benedetto XVI ha voluto ribadire proprio il concetto che Dio è amore, e, nel suo infinito amore, ci lascia liberi di corrispondere o meno a questo grande dono che ci dà, non ci obbliga ad amarlo, sta a noi decidere di seguirlo o meno… ma chi può, lucidamente decidere di rifiutare di entrare, tra le braccia di un Padre tanto amorevole…?!

Forse chi lo vede responsabile delle avversità che ha dovuto affrontare nel corso della sua esistenza terrena? Ma ecco quanto conta, in questo caso, il riflettere su figure come quelle di Santa Veronica Giuliani: non pensare al dolore come fine a sé stesso, ma per quello che é, cioè proiettato verso tutto un altro universo spirituale, che è poi reale. Ci piace pensare che anche oggi, magari nei luoghi più impensati, vivendo con grande umiltà, tante altre persone contribuiscono al disegno di Dio, sforzandosi di fare un vero cammino verso la santità di cui Santa Veronica, come tanti altri santi, è stata testimone.

Seconda parte

martedì 7 luglio 2009

Novena alla Madonna del Carmine 7/15 luglio

NOVENA ALLA MADONNA DEL CARMINE

PRIMO GIORNO

L'abitino del Carmine dono di Maria

1. - Siamo venuti a te, o Maria, perché vogliamo chiederti la grazia di accende­re nel nostro cuore la fiamma del divino amore per cominciare bene questa Nove­na che intendiamo compiere in tuo ono­re, a tua gloria e per il nostro profitto spi­rituale.

Il dono dello Scapolare è un tuo gesto materno per guidarci nella via dell'osser­vanza dei grandi impegni che richiedono da tutti noi l'amore totale a Dio e al pros­simo. Ave Maria.

2. - Tu, o Maria, sul Calvario hai offer­to Gesù tuo Figlio, per la salvezza degli uomini, e noi, a te consacrati mediante lo Scapolare, che cosa offriremo al Padre se non sapremo imitarti nel sacrificio di un pò di noi stessi per quanti son poveri, non amano, non godono, ma piangono e gemo­no a causa della povertà di spirito e del­la nudità del corpo? Salvaci, o Madre, per amore del tuo Figlio. Ave Maria.

3. - Non ci potremmo dire tuoi figli se non consacrassimo tutta la nostra vita per il trionfo dei diritti di Dio, che è no­stro Padre, e se non facessimo ogni sfor­zo per superare i nostri meschini senti­menti di antipatia e di ripulsa che ci im­pediscono, non solo di essere generosi verso gli amici, ma di sapere amare an­che i nostri nemici come Cristo ha ama­to noi. Ave Maria.

SECONDO GIORNO

L'abito del Carmine e i figli Prediletti di Maria

1. - Noi sappiamo bene, o Vergine Ma­ria del Carmelo, che è tanto grande il tuo amore per noi e per quanti portano il tuo Abito da chiamarci tuoi figli prediletti. Questa tua preferenza ci impegna se­riamente a non venire mai meno ai par­ticolari doveri che ne derivano. Ave Maria.

2. - Tu vuoi che il tuo Scapolare sia segno esterno di quell'abito interiore che è la Grazia, partecipazione reale della vita divina che è stata donata a noi con il santo Battesimo.

Ti preghiamo affinché non ci manchi mai il tuo patrocinio lungo il difficile svolgersi della vita e perché le avverse circostanze non ci allontanino dalla via che è Cristo. Ave Maria.

3. - Tu fa in modo che possiamo por­tare il tuo Abito ogni giorno senza mac­chia così da dimostrarti con una vita di virtù che vogliamo emergere su tutti gli uomini redenti da Gesù, tuo Figlio, non per vanità, ma per impegno di servizio con l'esempio e la santa emulazione. Ave Maria.

TERZO GIORNO

Il titolo di «figli» ci obbliga ad amare Maria

1. - O Madre del santo amore, chi po­trà mai ridire la tua benevolenza verso di noi per averci chiamati tuoi figli di­lettissimi? Noi non potremo mai ringra­ziarti abbastanza di questa tua predile­zione; ma se volesti essere con noi tanto generosa, fa che il bel nome di figli c'im­pegni a corrispondere meglio al tuo amo­re di Madre. Ave Maria.

2. - Se tu, o Maria, ci hai beneficato tanto è nostro dovere innalzare a te l'in­no della nostra gratitudine e ricambia­re amore con amore. Ma siccome far questo come si conviene non è facile al nostro cuore, tu infiammalo tanto da po­terti riamare almeno per quanto ci è possibile. Ave Maria.

3. - Il santo Abitino, o Maria, ci ricor­da le tue premure materne e ci spinge a ricambiarle con amore tenero e filiale; noi vogliamo continuare l'amore che Gesù ebbe qui in terra per te; vogliamo essere veramente tuoi figli. Ave Maria.

QUARTO GIORNO

Il titolo di figli di Maria ci obbliga, ad imitarla

1. - O Maria, madre di Dio e madre nostra amabilissima, a te ci rivolgiamo con filiale fiducia, implorandoti di assi­stere noi e i nostri cari con il tener lon­tano il male e il maligno, e con l'aiutar­ci a sventare le insidie e a respingerlo. Ave Maria.

2. - Con tutto il cuore ti chiediamo di ricondurre tutti noi che confidiamo in te, ad una perfetta riconciliazione con il tuo divin Figlio Gesù; e di farci speri­mentare la sua benevola provvidenza nelle difficoltà temporali e spirituali che ci preoccupano. Ave Maria.

3. - Vorremmo infine supplicarti di farci partecipi dell'amore di Gesù verso

di te e dell'amore che tu gli hai contrac­cambiato in terra e che continui ad esprimergli in cielo in nome nostro e di tutta la Chiesa. Ave Maria.

QUINTO GIORNO

L'Abitino del Carmine è difesa nei pericoli del corpo

l. - O Maria, tu sei veramente la più affettuosa fra tutte le mamme del mon­do, perché anche attraverso'il tuo santo Abitino ci hai ricolmato di favori e di grazie.

Non contenta di chiamarci alla tua se­quela hai voluto anche impegnarti a di­fenderci dai mali che ci tormentano sul­la terra. Ave Maria.

2. - Questa verità ci conforta nelle no­stre prove e ci rafforza nella certezza che il tuo Scapolare, o Maria, è realmen­te pegno della tua materna protezione e segno di salvezza nei pericoli del cor­po. Ave Maria.

3. - Nessuno potrà comprendere abba­stanza le grazie e i prodigi operati per mezzo del santo Abitino a favore di quanti lo indossano con filiale devozione.

Il nostro cuore si riempie di gioia al pensiero di essere in ogni tempo sotto il tuo patrocinio, o Vergine del Carme­lo, nostra Madre e nostra avvocata. Ave Maria.

SESTO GIORNO

L'Abitino del Carmine difesa dell'anima

1. - Il tuo Abitino, o Maria, è segno di salute, non solo del corpo, ma molto più dell'anima. O Vergine santa, la tua sollecitudine verso i nostri bisogni spi­rituali ci conferma che vuoi essere no­stra madre e ci fa crescere la fiducia nel­la tua sicura protezione. Ave Maria.

2. - Sono molti e potenti i nemici che da ogni parte ci combattono; tutto in noi è tumulto e preoccupazione sì che la pa­ce del cuore vien meno; eppure fiducio­si noi rivolgiamo lo sguardo a te, stella propizia del Carmelo. Ave Maria.

3. - Sotto la tua protezione troviamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprez­zare le nostre suppliche, ma guarda a noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo: Vergine gloriosa e bene­detta. Ave Maria.

SETTIMO GIORNO

L'Abitino del Carmine è nostro conforto nel momento estremo

1. - Vergine singolare, fiore purissimo del Carmelo, la tua materna intercessio­ne presso il trono di Dio e il tuo amore per noi ci infondono piena fiducia che per tuo mezzo, le nostre preghiere sa­ranno esaudite da Gesù, tuo Figlio e no­stro salvatore. Ave Maria.

2. - Siccome tu conosci, madre mite, le difficoltà del nostro spirito e le tante prove dell'umana esistenza, speriamo di essere da te sollevati, soprattutto per il santo Scapolare che fra le tue mani ci appare « vero specchio di umiltà e di castità, compendio di modestia e sempli­cità, eloquente memoriale di vita cristia­na » e perché ci consacra a te Patrona, madre e sorella di tutti i devoti del Car­melo. Ave Maria.

3. - Concedi, o splendore del cielo, al­l'anima nostra, ferita dal peccato e re­denta dal sangue innocente di Gesù, l'ab­bondanza dei tuoi favori: Sui bisogni del­la Chiesa e del mondo, sulle nostre at­tuali necessità, su quelle di tutti i soffe­renti, sulle anime del purgatorio e sulle aridità di ognuno, scenda la luce del tuo conforto e della tua tenerezza materna.

O stella del mare, assistici in tutte le avversità della vita finché non ci vedrai salvi con te per tutti i secoli dei secoli. Ave Maria.

OTTAVO GIORNO

L'Abitino del Carmine abbrevia le pene del Purgatorio

1. - Vergine generosissima, quanto su­perano la nostra capacità di conoscere

e perfino i nostri desideri le preferenze di affetto che tu hai verso i devoti del Carmine!

Non contenta d'assisterli e protegger­li continuamente in vita e in morte vuoi prenderti speciale cura di loro anche nel purgatorio. Ave Maria.

2. - Allorché passiamo da questo mon­do la memoria di noi rimane nel cuore dei cari che lasciamo in terra, ma non sempre essi si ricordano di noi per sol­levarci dalle sofferenze del purgatorio; tu invece ci guardi con occhio amoroso e così, nella penosa attesa, potremo ri­correre sicuri a te per averne soccorso. Ave Maria.

3. - O Madre premurosa, se il ricordo dei debiti contratti con Dio porta con se un grande timore in un'anima cristia­na che sa di doverli scontare nel purga­torio, possiamo rallegrarci noi devoti del Carmine, e confidare in te che mitighe­rai le pene e ci ricondurrai al più pre­sto con te in cielo liberi e salvi per l'e­ternità. Sia benedetto il tuo Scapolare che ci rende figli di una madre così pie­tosa. Ave Maria.

NONO GIORNO

L'Abitino del Carmine segno di Consacrazione a Maria

1. - O Maria, Madre e decoro del Car­melo, a te consacro oggi la mia vita, qua­le tributo di gratitudine per le grazie che, attraverso la tua intercessione, ho rice­vuto da Dio.

Tu guardi con particolare benevolen­za coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostene­re la mia fragilità con le tue virtù, d'illu­minare con la tua sapienza le tenebre del­la mia mente, e di ridestare in me la fe­de, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te. Ave Maria.

2. – Il santo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa rimanere fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evi­tando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero vivere in unione con il tuo spi­rito, offrire a Dio per le tue mani, tutto il bene che mi riuscirà di compiere con il tuo aiuto; e la tua bontà mi impetri il perdono dei peccati ed una più sicura fedeltà al Signore. Ave Maria.

3. - O Madre amabilissima, il tuo amo­re mi ottenga che un giorno sia conces­so anche a me di mutare il tuo Scapola­re con l'eterna veste nuziale e abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del tuo Figlio. Ave Maria.

lunedì 6 luglio 2009

Signore liberami da me stesso

SIGNORE, LIBERAMI DA ME STESSO

Signore, mi senti?

Soffro tremendamente.

Asserragliato in me stesso,

Prigioniero di me stesso.

Non sento che la mia voce,

Non vedo che me stesso,

E dietro di me non v’è che sofferenza.

Signore, mi senti?

Liberami dal mio corpo, che è tutto brama, e tutto quello che tocca con i suoi innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e cercare di calmare la sua insaziabile fame.

Signore, mi senti?

Liberami dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente, intravedo rabbioso che ancora amo me stesso nell’altro.

Signore, mi senti?

Liberami dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa dialogare, perché non lo colpisce altra parola fuorché la sua.

Solo, mi annoio, mi detesto, mi disgusto,

E mi rigiro nella mia sudicia pelle come il malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.

Tutto mi sembra brutto, mostruoso, senza luce,
... perché non posso veder nulla se non attraverso me.

Mi sento disposto ad odiare gli uomini ed il mondo intero,
... per dispetto, perché non li posso amare.

Vorrei uscire,
Vorrei camminare, correre verso un altro paese.

So che esiste la GIOIA, l’ho vista raggiare sui volti.
So che brilla la LUCE, l’ho vista illuminare gli sguardi.

Ma Signore, non posso uscire, insieme amo e odio la mia prigione,
Perché la mia prigione sono io

Ed io mi amo,
Mi amo, o Signore, e mi faccio ribrezzo.

Signore, non trovo neppure più la porta di casa mia.

Mi trascino tastoni, accecato,
Urto nelle mie stesse pareti, nei miei propri limiti,

Mi ferisco

Ho male

Ho troppo male, e nessuno lo sa, perché nessuno è entrato in casa mia.

Sono solo, solo.

Signore, Signore, mi senti?

Signore, indicami la mia porta,
prendi la mia mano,
Apri
Indicami la Via,
La via della GIOIA, della LUCE.

... Ma ...

Ma, o Signore, mi senti Tu?

Figliuolo, Io ti ho sentito.

Mi fai compassione.

Da tanto tempo spio le tue imposte chiuse, aprile,
la Mia luce ti rischiarerà.

Da tanto tempo Io sono davanti al tuo uscio sprangato, aprilo,
Mi troverai sulla soglia.

Io ti attendo, gli altri ti attendono,
Ma bisogna aprire,

Ma bisogna uscire da te.

Perché rimanere prigioniero di te stesso?

Sei libero.

Non ho chiuso Io la tua porta,
Non posso riaprirla Io,

... perché sei tu dall’interno a tenerla solidamente sprangata.


A V E M A R I A !!!!!

lunedì 15 giugno 2009

Uniti si vince ...prolunghiamo le nostre mani alle sue

Oggi, 12 giugno 2006, ho avuto la triste conferma che ho il cancro, mi affido totalmente nelle mani di Gesù Cristo morto in Croce per noi ed alle preghiere di Voi tutti che avete dimostrato sincero affetto. E' molto dura ma devo lottare, ci sono tanti motivi per farlo e se d'ora in poi non potrò più scrivervi perdonatemi e aspettatemi perchè ho tanta voglia di vivere e di tornare.

Carissimi Amici ed Amiche che straordinariamente, mi siete stati così vicino, mi congedo da voi per un periodo indefinito, ma vi porto nel mio cuore. Consentitemi un messaggio: siate portatori di autentica PACE, Aiutate tutti i giovani in difficoltà. Esorto i Politici di ogni colore ad essere degni di questo ruolo al servizio dell'umanità. Il mio abbraccio a tutti i Bambini Africani e del mondo intero.

Un grande abbraccio

Rino Martinez

www.rinomartinez.com

staff@missioneinweb.it


Un mese fa (18 maggio 2009) io e Rino venivamo ricevuti in Vaticano, al Senato ed alla Camera per rendere conto della nostra ultima Spedizione Umanitaria, che tra mille difficoltà ha potuto salvare più di 23.000 persone dimenticate ed abbandonate all'interno dell'immensa Foresta Equatoriale.

Era la prima volta che le istituzioni, quelle importanti, avevano preso in seria considerazione l'Operato e la Missione di Rino, del Paladino e del Difensore di coloro che non hanno "voce" per chiedere la dignità di essere considerati degli esseri umani... In quei giorni tanti incontri importanti e tante promesse per condividere progetti culturali ed artistici a favore di coloro per i quali abbiamo dedicato tutta la nostra vita: non ci sembrava vero...

Anni ed anni di enormi sacrifici, rinunce, sofferenze, umiliazioni e tanta indifferenza erano quasi svaniti nella prospettiva e nel conforto di gente meravigliosa che avevano accolto con commozione ed entusiasmo l'essenza concreta del Messaggio autentico di un Grande Professionista della canzone Italiana ed un fautore della Vera Carità, che ha saputo diffondere il seme del Bene in tutto il mondo.

Al rientro da Roma i dolori al ventre diventano più forti e preoccupanti, quindi, le analisi, l'attesa e poi il responso... il vuoto, lo scoraggiamento e la paura... un male oscuro inizia a stravolgere ogni cosa: il cancro comincia il suo gioco bastardo per accanirsi impietoso sulla vittima di turno.

Come in ogni battaglia al suo fianco c'ero anche io e la mia famiglia che condividevamo con i suoi cari ogni angoscia.

Questa volta però era diverso, il progetto di vita cambia forma e si umanizza in modo concreto ed imprevisto sul mio più caro Amico, su chi mi ha saputo insegnare l'umiltà della donazione sincera e concreta, senza compromessi, quella pulita e onesta che cerca solo il Bene delle creature sole, maltrattate e indifese. E' l'ennesima sfida, è una dura prova, è la realtà della vita, è la malattia che, però, non l'avrà vinta perchè Rino è sostenuto dalla sua incrollabile e fiduciosa Fede in Dio, dalle preghiere e dal profondo conforto di tutti noi ma sopratutto dagli "Angeli Tristi" che lui ha affidato, da sempre, alla protezione della Madonna della Speranza.

Il condottiero coraggioso di "Ali per Volare" oggi è in Ospedale, è stato colpito e ferito ma si rialzerà molto presto e questa volta sarà necessario che TUTTI si impegnino energicamente e fattivamente, in prima persona, per aiutarlo e per diffondere "L'Urlo della Pace" con il suo canto ed il suo impegno sociale.

GRAZIE

Uniti SI Vince

Fabrizio Artale

fabrizio.a@missioneinweb.it

www.missioneinweb.it

>>VIDEO REPORTAGE DELLA SPEDIZIONE UMANITARIA "AFRICA MISSIONE CUORE PER LA VITA"

martedì 9 giugno 2009

Cuore Immacolato di Maria

"… Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato."


- Estratto dal messaggio della Madonna di Fatima:

- "… Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato." Se farete quello
che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace; diversamente, …i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate; infine il mio Cuore Immacolato trionferà. …


1959 – 2009


La federazione mariana nazionale “Cuore Immacolato di Maria”,
con il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana,
nel 50° della Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria,

Organizza

La celebrazione del rinnovo della Consacrazione dell’Italia al
Cuore Immacolato di Maria in Roma Basilica di S. Pietro

Sabato 20 giugno 2009


Programma della celebrazione

- Ore 10.30 - Arrivo nella Piazza di S. Pietro della statua della
Madonna di Fatima e processione con ingresso in basilica,

- Incoronazione della statua

- Solenne Celebrazione Eucaristica e lettura dell’Atto di
Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria

- Processione con la statua all’interno della basilica.
- Informazioni: Lorenzo 0445550240 - 3467426162
Severino 0444658897 - 3384872724

- Iscrizioni presso i referenti di zona e i punti di raccolta in contatto
con gli organizzatori

http://www.federazionemariana.it/

Ave Maria!