Tutti i bimbi sono angeli

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venerdì 27 febbraio 2009

Sono l'amore e la Misericordia in persona. Quando un'anima si avvicina a Me con fiducia la riempio di gran quantità di grazia.Gesù a Santa Faustina (Q. III, 1074)


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"... Questo Congresso sarà davvero la Festa della Chiesa, l’Epifania dell’Amore incondizionale di Dio, del suo impegno per l’umanità; sarà fermento di comunione e dinamismo per la Missione, arrichimento dei carismi e ministeri. Ora si comprendono bene le parole di Don Stanislao Dziwisz (Cardinale Arcivescovo di Cracovia): questo Congresso era il sogno di Giovanni Paolo II!... Il Signore venga a noi con la sua pienezza : la Misericordia! ... "

P. Patrice Chocholski - Coordinatore Generale


File Audio
Dall'Oratorio Sacro in onore della Divina Misericordia
(
Marco Frisina)

















Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un pò brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Maria ci sorprende sempre. È con semplicità che la madre del Signore dice: "Non hanno più vino". Non fa un lungo discorso dove spiega tutte le ragioni. Gesù capisce subito che sua madre gli chiede di fare il miracolo, come risulta poi dalla sua risposta. In questo, c'è anzitutto da meditare quanto è importante l'intercessione di Maria presso il suo Figlio per ottenere da Lui un qualsiasi beneficio. Gesù dice chiaramente: "No, non farò il miracolo, il mio tempo non è ancora venuto". Maria, con pazienza e soprattutto con fede incrollabile dice: "Fate tutto quello che vi dirà"; Maria gli espone una preghiera semplicissima, non dice a Gesù come, quando e in che modo deve esaudirla; gli dice solo: "Non hanno più vino". Tutto il resto lo lascia a Gesù, e proprio per questo fu una preghiera estremamente pia e riverente. Noi spesso non meritiamo di essere ascoltati da Dio perchè non rispettiamo Dio. Spesso succede che le preghiere sono quasi dei comandi impartiti al Signore. Invece proprio Maria, con questa sua semplicissima preghiera, "non hanno più vino", ha detto tutto. È Maria che ha ottenuto questo miracolo accelerando i tempi, perché Maria gode di una onnipotente intercessione per grazia, presso Dio e non c'è altra via al Padre se non Gesù. Per arrivare a Gesù, Dio ci ha donato un’altra via: la Vergine Maria, la nostra Avvocata che lascia passare la nostra preghiera dal suo Cuore al Cuore di Cristo. Maria è la donna eucaristica, l’ostensorio eucaristico che ci dona la grande Benedizione di Dio, il Figlio suo, Cristo Gesù. È con Maria, dunque, che vogliamo intraprendere il nostro cammino di cristiani. Per Maria vogliamo arrivare al Cuore di Gesù e in Maria vogliamo lodare e ringraziare per tutta la nostra vita la Santissima Trinità, per essere uomini e donne eucaristici.




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ADORAZIONE SILENZIOSA

Adoriamo Gesù Eucaristia avendo sempre come modello di contemplazione la Madonna Santissima. “Maria è più beata per comprendere la fede in Cristo che per concepire la carne di Cristo. Il suo legame materno non Le sarebbe servito affatto se non fosse stata più felice di portare Cristo nel suo cuore che di portarlo nella sua carne”.(S. Agostino)Questi stretti vincoli di sangue e di fede tra la Madre e il Figlio ci portano ad una dimensione di profonda consolazione, per quello che è avvenuto nel momento in cui la Vergine disse il suo «sì». Quel Figlio che è Gesù appartiene a Lei, ma anche a tutti noi. Ai piedi della Croce troviamo la conferma di quello che è già avvenuto nell’Incarnazione: Maria è nostra Madre dal momento in cui è la Madre dell’Emmanuele, Dio con noi!

Silenzio…!!!

SACRAMENTUM CARITATIS:

L'Eucaristia e la Vergine Maria

(Benedetto XVI)


Dalla relazione tra l'Eucaristia e i singoli Sacramenti, e dal significato escatologico dei santi Misteri emerge nel suo insieme il profilo dell'esistenza cristiana, chiamata ad essere in ogni istante culto spirituale, offerta di se stessa gradita a Dio.


E se è vero che noi tutti siamo ancora in cammino verso il pieno compimento della nostra speranza, questo non toglie che si possa già ora con gratitudine riconoscere che quanto Dio ci ha donato trova perfetta realizzazione nella Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra:

la sua Assunzione al cielo in corpo ed anima è per noi segno di sicura speranza, in quanto indica a noi, pellegrini nel tempo, quella meta escatologica che il sacramento dell'Eucaristia ci fa fin d'ora pregustare.

In Maria Santissima vediamo perfettamente attuata anche la modalità sacramentale con cui Dio raggiunge e coinvolge nella sua iniziativa salvifica la creatura umana. Dall'Annunciazione alla Pentecoste, Maria di Nazareth appare come la persona la cui libertà è totalmente disponibile alla volontà di Dio.

La sua Immacolata Concezione si rivela propriamente nella docilità incondizionata alla Parola divina. La fede obbediente è la forma che la sua vita assume in ogni istante di fronte all'azione di Dio. Maria è la grande Credente che, piena di fiducia, si mette nelle mani di Dio, abbandonandosi alla sua volontà. Tale mistero si intensifica fino ad arrivare al pieno coinvolgimento nella missione redentrice di Gesù. Come ha affermato il Concilio Vaticano II, « la beata Vergine avanzò nella pellegrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr Gv 19,25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immo-lazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio ».


Dall'Annunciazione fino alla Croce, Maria è colei che accoglie la Parola fattasi carne in lei e giunta fino ad ammutolire nel silenzio della morte. È lei, infine, che riceve nelle sue braccia il corpo donato, ormai esanime, di Colui che davvero ha amato i suoi « sino alla fine » (Gv 13,1).

Per questo, ogni volta che nella Liturgia eucaristica ci accostiamo al Corpo e al Sangue di Cristo, ci rivolgiamo anche a Lei che, aderendovi pienamente, ha accolto per tutta la Chiesa il sacrificio di Cristo. Maria di Nazareth, icona della Chiesa nascente, è il modello di come ciascuno di noi è chiamato ad accogliere il dono che Gesù fa di se stesso nell'Eucaristia.

Per Maria Madre dell’Eucarestia, Ascoltaci Signore!


  1. Benedici Signore il Sommo Pontefice Benedetto XVI.

  2. Assisiti e proteggi il nostro vescovo N. e tutto il clero.

  3. Guarda con amore le nostre famiglie.

  4. Proteggi la nostra Nazione, L’Europa, il Mondo intero.

  5. Ti affidiamo gli anziani soli e abbandonati.

  6. Accompagna nel loro cammino gli sposi e i fidanzati.

  7. Illumina i giovani nelle loro scelte di vita.

  8. Colma di bene i bambini che si apprestano alla Prima Comunione.

  9. Dona il Fuoco dello Spirito Santo ai Cresimandi.

  10. Non abbandonare i poveri, i diseredati e i sofferenti.

  11. Sostieni in tutti noi uno spirito generoso e pronto.

  12. Fa che gli immigrati trovino ospitalità presso il nostro paese nel rispetto delle regole


Preghiera a Maria

Signore, come Maria, aiutaci a vivere di fede: che la nostra fede sia forte soprattutto nei momenti del dolore e della prova. Come Maria, aiutaci a vivere d'amore: che noi sappiamo dimenticarci di noi stessi e vedere il tuo volto sul volto dei fratelli. Come Maria, aiutaci a vivere di speranza: che noi non ci lasciamo abbattere dalle difficoltà e dagli insuccessi, ma guardiamo al tuo Figlio, morto e sepolto e risorto per amore Come Maria, aiutaci a essere umili. Come Maria, aiutaci a dire " sì “ quando ci chiami. Come Maria, aiutaci a essere poveri. Perché sappiamo donare noi stessi. Come Maria, aiutaci a incontrarti nel silenzio, perché il silenzio diventi ogni giorno la nostra forma più alta di preghiera. Amen.


Ave Maria!







Anno Liturgico





Anno Liturgico


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sabato 3 gennaio 2009

Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà

L'Eucarestia 2


Luminose e precise sono state le parole dette dalla Madonna di Fatima ai tre Pastorelli nella terza Apparizione del 13 luglio 1917 alla Cova de Iria.
Le parole della Madonna furono queste: «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà». La Madonna disse queste parole dopo aver fatto vedere la realtà spaventosa e terrificante dell’inferno ai tre pastorelli di Fatima, Giacinta, Francesco e Lucia, e dopo avere spiegato che per salvare i peccatori dall’inferno «Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato», promettendo che sarebbe venuta a chie-dere anche «la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati del mese».
Se non si ascolteranno le richieste della Madonna, in effetti, avverrà la catastrofe perché il comunismo «spargerà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa». Ma, nonostante ciò, la promessa della Madonna è decisa e ferma, perché «al-la fine, il mio Cuore Immacolato trionferà».
Il "Trionfo del Cuore Immacolato": un sogno o una realtà?
La risposta a questa prima domanda cruciale non può venirci che da Fatima. E la risposta non può che essere affermativa, ossia: il "Trionfo del Cuore Imma-colato sarà una realtà", sotto gli occhi degli uomini sulla terra.
Infatti, da tutto l’insieme del Messaggio di Fatima appare chiaro che per il "castigo" la Madonna afferma che noi possiamo evitarlo se non offendiamo più il Si-gnore con tanti peccati, adoperando i mezzi da Lei stessa proposti e raccomandati, ossia: la penitenza e la preghiera (specie il Santo Rosario), la Devozione al Cuore Immacolato e la pratica della Comunione riparatrice nei primi sabati del mese.
Per il "Trionfo del Cuore Immacolato", invece, la Madonna non pone condizioni di sorta, perché esso avvenga, ma fa capire con chiarezza che, in ogni caso - con la corrispondenza o con la in corrispondenza de-gli uomini alle sue richieste -, il Trionfo del suo Cuore Immacolato ci sarà, a conforto e a gioia di tutti gli uomini.
Ben a ragione, difatti, è stato scritto da un esperto di Fatima come don Joao Scognamiglio Cla’ Dias, che se «le richieste della Madre di Dio non sono state soddisfatte», e intanto «gli uomini continuano a peccare in progressione sempre più allarmante», viene spontaneo chiedersi: «Quali ragioni abbiamo per credere che la Madonna darà compimento alla sua promessa?».
Don Joao risponde con chiarezza: «Sono le sue stesse parole: la Santissima Vergine pone condizioni soltanto per evitare il castigo, non tuttavia per fare tri-onfare il suo Cuore Immacolato. Per quanto riguarda questo, il testo del messaggio non lascia dubbi. Dopo l’annuncio di una successione di calamità che avver-rebbero all’umanità nel caso che questa non si convertisse, la Madonna conclude categoricamente, senza anteporre alcuna condizione: "Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà"»; e poco prima don Joao ha scritto che questo «è l’annuncio della Sua vittoria sull’impero del male, ossia il Regno di Maria, previsto da San Luigi Maria Grignion di Montfort e da diversi altri santi», e perciò «in questo inizio di millennio, che sprofonda nei peccati più abominevoli, la promessa celestiale della Madonna ci deve incoraggiare e dare speranza».
Possiamo tutti rassicurarci ed esultare, quindi: il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria in ogni caso ci sarà e donerà al mondo intero un periodo di pace per la rifioritura della vita cristiana a beneficio di tutta l’umanità. Per questo, tutti noi dovremmo unirci all’offerta di Suor Lucia di Fatima scritta nel suo Testamento spirituale con queste parole: «Offro la mia vita per la Chiesa, per il mondo, per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria quale unico traguardo di salvezza per ogni creatura redenta dal sangue di Cristo».
Come potrà avvenire il “Trionfo del Cuore Immacolato”?
La domanda è davvero cruciale, costatando tutti che, senza la corrispondenza degli uomini alle richieste pressanti della Madonna di evitare le offese a Dio con i peccati, adoperando i mezzi, da Lei proposti e raccomandati, della «Preghiera e Penitenza», della re-cita giornaliera del «Santo Rosario», della «devozione al Cuore Immacolato di Maria», della pratica della «Comunione riparatrice nei primi sabati del mese», vuol dire che per la realizzazione del «Trionfo del Cuore Immacolato di Maria» sarà necessaria una puri-ficazione di incommensurabile portata e potenza che investa l’intero genere umano.
La visione della terza parte del Segreto, infatti, presenta l’angelo in atto di lanciare la «spada di fuo-co» per incendiare il mondo, e fa ben capire, scrive il Borelli, «che il mondo è in una tale situazione spirituale e morale da meritare un simile castigo», e se è vero che la Madonna ferma con la sua mano quella «spada di fuoco», «Ciò sta a significare che la Ma-donna ha disegni di misericordia nei riguardi del mondo e vuole dargli una opportunità di salvezza, ma bi-sogna che l’umanità riconosca i suoi peccati e faccia penitenza. […] E il fatto che l’angelo "con voce forte" ripeta il grido "Penitenza" per ben tre volte, indica che non si tratta di una penitenza fatta con superficialità di spirito, ma di una penitenza seria, che ci coinvolga in una profonda conversione. Il che ancora una volta ri-
vela la gravità dello stato di allontanamento da Dio in cui l’umanità si trova…».
Non meno grave, inoltre, è la situazione interna della Chiesa dagli anni del post-Concilio fino a questi primi anni del ventunesimo secolo. Basti qui ricordare il Papa Paolo VI che parlava del «processo di autodemolizione nella Chiesa durante la crisi post-conciliare» (Discorso del 7 dicembre 1968), e alcuni anni dopo lamentava come «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio» (Discorso del 29 giugno 1972), mentre il Papa Giovanni Paolo II ha denunciato ad alta voce gli errori in campo morale che circolavano nella Chiesa «nell’ambito delle discussioni teologiche postconciliari» (Enciclica Verita-tis splendor, 1993, n. 29), così come aveva messo in guardia dagli errori della Teologia della liberazione.
«Quindi - conclude ancora il Borelli - è tutto il mondo secolarizzato e senza morale dei nostri giorni che si solleva contro Dio e la Chiesa: basti pensare all’aborto, all’amore libero, alle unioni civili di omo-sessuali in procinto di legalizzazione un po’ dappertut-to, agli attentati alla proprietà privata, all’egualitarismo più radicale che rifiuta persino le differenze so-ciali giuste e proporzionate. Insomma, un mondo erettosi contro Dio e la Chiesa».
Ma se questa è la condizione così grave della Chiesa in dissesto interno e del mondo dominato dall’allontanamento e dal rifiuto di Dio, come potrà mai avvenire il "Trionfo del Cuore Immacolato di Ma-ria"? Risponde ancora don Joao dicendo: «Come si arriverà a questa vittoria finale sul peccato non lo sappiamo, né sembra lo abbia rivelato la Madre di Dio. È solo certo che coloro che soddisferanno le sue richieste si salveranno, e molto probabilmente saranno chiamati a partecipare al magnifico trionfo della Regina dell’Universo».
Per affrettare e partecipare al "Trionfo del Cuore Immacolato di Maria", tuttavia, è indispensabile corrispondere alle richieste della Madonna con ogni impegno e fedeltà, lottando senza soste contro ogni peccato, nella fedeltà ai Comandamenti di Dio, adoperando con sollecitudine e amore i mezzi dalla Madonna stes-sa indicatici, ossia: la generosa penitenza, l’incessante preghiera (specialmente il Santo Rosario quotidiano), la fervente devozione al Cuore Immacolato di Maria, la pratica della Comunione riparatrice nei primi sabati del mese.
Quando avverrà il "Trionfo del Cuore Immacolato di Maria"?
Vorremmo tutti sapere il tempo cronologico dell’avvento del "Trionfo del Cuore Immacolato di Maria". E invece non ci è dato di conoscerlo. Si potrebbe pensare che il centenario delle Apparizioni del-la Madonna a Fatima (il 2017) possa segnare una data cronologica di arrivo del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, quasi un coronamento dell’evento-Fatima nella nostra storia. Ma, molto più importante del tem-po cronologico, in realtà, è il tempo spirituale in cui avverrà l’atteso "Trionfo", che deve impegnare il nostro interesse e la nostra corrispondenza.
Le parole della Madonna, «Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà», colte nella realtà di questa attuale debacle terribile della Chiesa e della società, del-la fede e della morale, presenta la «prospettiva di una riconquista sociale del Cristianesimo», scrive Corrado Gnerre, per mezzo di «un ritorno del mondo a Dio, di una forte riscristianizzazione della società. Questo sul-la scia di autorevoli opinioni e rivelazioni private che vanno da san Luigi Grignion de Montfort, a san Giovanni Bosco, fino a san Massimiliano Maria Kolbe e oltre». E noi siamo chiamati a lavorare per cooperare fattivamente a questa realizzazione del "Regno di Ma-ria", foriero del "Regno di Gesù" sulla terra.
L’allora cardinale Ratzinger, nel suo commento teologico alla presentazione della terza parte del Se-greto di Fatima (nel 2000), alla domanda sul significa-to del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, - «Che cosa significa?» - rispose così: «Il cuore aperto a Dio, purificato dalla contemplazione di Dio è più forte dei fucili e delle armi di ogni specie. Il fiat di Maria, la parola del suo Cuore, ha cambiato la storia del mondo, perché essa ha introdotto in questo mondo il Salvato-re, perché grazie a questo "Sì" Dio poteva diventare uomo nel nostro spazio e tale ora rimane per sempre». Il Fiat di Maria nel nostro cuore, dunque, esprimerà l’avvento e la realizzazione del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. È necessario che ognuno di noi sappia ben lavorare per questo.
C’è da pensare, inoltre, che la definizione dogma-tica della Mediazione materna o Maternità spirituale di Maria quale Corredentrice, Mediatrice e Avvocata universale aprirebbe le porte alle invadenze della grazia in tutti i cuori degli uomini, scuotendo e impegnando ognuno alla restaurazione della vita cristiana per la rifioritura della Chiesa e della Cristianità, con tutti i benefici incalcolabili che si riverseranno sulla società intera «per un periodo di pace sulla terra», se-condo le parole confortanti della Madonna. Si può pensare, per questo, al valore dell’importantissimo Simposio Mariologico Internazionale sulla "Corredentrice" tenuto proprio a Fatima nel maggio 2005, con la partecipazione di circa dieci Cardinali, più di trenta Vescovi (venuti da ogni parte del mondo) e di un gruppo qualificato di teologi americani, italiani, spagnoli, tedeschi. Il grande Simposio Mariologico si concluse con il "Votum" da presentare al Sommo Pontefice Benedetto XVI, come è stato fatto, per ottenere la definizione dogmatica della Maternità di Maria quale Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Ma quanto c’è da pregare, soffrire e offrire per ottenere questo immenso dono!
Il Cuore Immacolato della Corredentrice, Mediatrice e Avvocata è la nostra speranza, la nostra salvezza, la nostra pace. 
di Padre Stefano M. Manelli, FI
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mercoledì 24 dicembre 2008

MARIA E' LA SCALA CHE PORTA AL CIELO
BUON NATALE...
“Oggi vi è nato un salvatore, che è il Cristo Signore”. Questo
annuncio, oggi è rivolto particolarmente a noi, a voi cari fratelli che
gremite questo tempietto, un annuncio che raggiunge ciascuno di voi e
spero trovi sincera accoglienza nel vostro cuore sicché abbia pace. Si tratta
di un messaggio di gioia spirituale e di speranza, nonostante tutto…
nonostante tutte le disavventure umane e gli eventi di cronaca che ci
tramortiscono. Oggi, non commemoriamo un anniversario, non ricordiamo
un fatto passato, ma viviamo un incontro attuale con colui che è il nostro
salvatore. Gesù Cristo infatti non è un’idea o una proposta morale, ma un
fatto accaduto, la nostra fede ha alla base un avvenimento, non una teoria,
il Santissimo è nato in una stalla, il Tempio di Dio si è accontentato di una
mangiatoia, il Salvatore ha avuto bisogno di una famiglia. Ecco perché
l’evangelista Luca, con riferimenti storici e geografici, ci narra con
sobrietà di linguaggio quanto è avvenuto a Betlemme, ci dice che quel Dio
che noi adoriamo nei panni di un bambino, è un Dio innamorato
dell’uomo, un innamoramento vero però, che conosce la pazienza
dell’attesa, il sacrificio, il dono di sé. Dio infatti, per sottrarre l’uomo dalle
grinfie del maligno e dalla perdizione eterna, per redimerlo dal peccato che
seduce, smarrisce e acceca, irrompe nella storia e nel tempo, si incarna,
cioè prende forma e sembianze umane, assume la precarietà. Dio si è fatto
uomo, nostro fratello… e l’uomo creatura da lui amata, diventa figlio di
Dio. Un evento che si sottrae alla razionalità umana, alle speculazioni dei
filosofi, e che si comprende alla luce della fede. Nel Natale cristiano si
ripresenta, si ri-attualizza, per così dire, la nascita di Dio, o più esattamente
l’umanizzazione dell’Eterno nel grembo di una donna, un modello di
creatura, Vergine e Madre. Dio si fa uomo perché la vita dell’uomo possa
avere un senso divino. L’incarnazione è realtà sconcertante e mirabile
davvero. Dio solidale, gioisce, soffre sino alla fine del mondo in ogni
uomo in attesa di una terra e di un cielo nuovi. Nel frattempo, come non
vedere il suo corpo straziato dalle autobombe? Come non vedere il suo
corpicino nel ventre gonfio steso per terra su una stuoia nel corpo di tanti
bimbi che muoiono per la fame? Come non vedere il suo corpo stipato nei
barconi alla deriva? Come non vedere il suo corpo schiavizzato e goduto
per denaro come merce di consumo? Come non vederlo in quei corpi tanto
belli ma abbruttiti e sciupati dalla violenza, dall’alcool, dalla droga, dalla
prostituzione, che distrugge il cervello ed ogni altra cosa? Eppure lì, in
quelle situazioni di disagio e di precarietà c’è quel Bimbo divino che è
nato e già soffre; in quelle situazioni di miseria e di pietà, si contempla
quel bimbo nella culla di Betlemme e si intravede in filigrana il sepolcro di
Gerusalemme. Il Natale infatti, ci rimanda alla Pasqua e la Pasqua si
raccorda al Natale.
San Paolo nell’epistola proclamata ci dice: “E’ apparsa la grazia di
Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini”. Egli vuol dirci che
Gesù è il regalo che Dio ci ha fatto. Non soldi, non prodotti allettanti ma
anche alienanti dell’alta tecnologia, non sogni. Egli invece ci ha fatto il
dono della sua stessa vita per amore, e l’amore vero spinge l’amante ad
amare fino a perdersi nell’amato… si dona in silenzio per una missione
nobile, si consuma per l’altro fino al sacrificio. Questa è per sommi capi la
strada percorsa da Dio. Gesù è l’amore di Dio che si offre, che continua a
proporsi lungo il nostro tragitto terreno e che dà senso alle nostre fatiche.
Egli stasera, nella tenerezza e nella semplicità, si ripresenta per ciascuno
di noi come Luce che vuole illuminarci e guidarci, luce che disperde il
buio che ottenebra i nostri cuori smarriti e confusi. Si miei cari, il buio
spesso l’abbiamo dentro, i nostri occhi si stanno abituando al buio del
peccato e alla penombra della mediocrità divenuta ormai stile di vita, in
una società nella quale brillano sempre più luci fasulle. Gesù è venuto a
fronteggiare il buio del peccato e restituire speranza al figliol prodigo.“Il
popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce: su coloro che
abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” E’ strano che Gesù nasce di
notte, viene tradito nella notte, si offre come nutrimento nella notte. A noi
qui presenti, egli si ripropone come luce per i nostri occhi, e di questa luce
abbiamo bisogno noi presbiteri, voi genitori ed educatori, voi figli
impegnati nel laborioso processo della vostra formazione, voi anziani della
comunità; abbiamo bisogno di Gesù, luce e sapienza, per discernere, per
guidare, per educare, per maturare, direi per conseguire la propria auto
realizzazione. La misericordia divina nella notte santa raggiunge ogni
uomo. E Gesù è la misericordia di Dio fatta carne. Egli è la vera vita,
quella incorruttibile, egli la verità infallibile, egli il pastore che si muove
alla ricerca del peccatore pentito, egli è quel padre che attende con ansia e
con pazienza il ritorno del figlio avventuroso e riabbracciandolo gioisce
per averlo avuto sano e salvo. Se davvero Gesù trovasse accoglienza nei
nostri cuori inquieti e turbolenti, se a lui facessimo spazio attraverso il
silenzio e la preghiera, se lo accogliessimo nella povertà, nella semplicità,
nella purezza del nostro linguaggio e dei nostri sentimenti, nella sobrietà
del nostro vivere; allora egli diverrebbe anche oggi, fonte di beatitudine, di
gioia spirituale, quella annunziata dagli angeli in quella notte di 2000 anni
or sono: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di
tutto il popolo”… gioia che ci fa riscoprire la nostra eminente dignità
dell’essere figli di Dio e tra di noi fratelli, gioia che si esperisce nel vivere
la comunione con Dio, apportatrice di giubilo e nel dono di sé reso al
fratello per amore di Dio.
Gesù si presenta a noi nei segni della debolezza, della fragilità: le
fasce, la mangiatoia, simboli di povertà, di umiltà. Egli guarda con
sospetto la ricchezza, si allontana dal potere, preferisce l’ubbidienza e non
la gloria. Chi vuole incontrare Gesù deve perciò percorrere la strada della
povertà. La strada della ricchezza e del materialismo non ci porta a Gesù.
Il Vangelo appena ascoltato, ci dice che non c’era posto nell’albergo;
anche oggi non c’è posto per alcuni popoli nella spartizione dei beni della
terra; c’è chi muore di noia, e causa morte, c’è invece chi muore realmente
di fame. L’evangelista Luca aggiunge: “lo depose in una mangiatoia”, ci
sono case bellissime, bene arredate, ma fredde e desolate; ci sono invece
case povere riscaldate dall’amore familiare. Il Natale dei cristiani
insomma, prende le debite distanze da quel potere consumistico e
tecnologico che inquina le menti e le coscienze e che logora chi non riesce
a stare al passo con i suoi tempi frenetici e rumorosi. Il Natale cristiano
celebra i valori della pace, della giustizia, del perdono, della sincerità,
dell’amore che si fa prossimo, atteggiamenti tutti che scaturiscono da una
rinascita spirituale del soggetto. Valori e attitudini, che S. Paolo ci invita a
far nostri attraverso una vita in cui “rinnegata l’empietà e i desideri
mondani, viviamo con sobrietà, giustizia, pietà in questo mondo,
nell’attesa della beata eternità”. Vivere con sobrietà, una virtù che urge
riscoprire in questi tempi dominati dalla logica del “carpe diem” nella
quale si ritrovano molti ragazzi, che, irretiti dalle sollecitazioni edonistiche
rischiano di perdersi e di smarrire il filo della propria vita: perché mai
dobbiamo controllarci, o limitarci? Perché mai rinunciare? La
spregiudicatezza, la sregolatezza,… sono dei criteri sui quali molti giovani
e adulti si misurano e purtroppo con amara constatazione si bruciano anche
e si rovinano. La sobrietà invece, modera l’attrattiva dei piaceri, la
concupiscenza della carne, le esplosioni della sensualità e ci rende capaci
di equilibrio. Papa Karol Wojla in una udienza generale del 22 nov. 1978,
ebbe a dire “la virtù della sobrietà o temperanza, garantisce ad ogni uomo
il dominio dell’io superiore sull’io inferiore. E’ questa forse
un’umiliazione del nostro corpo? oppure una menomazione? Al contrario,
questo dominio valorizza il corpo… l’uomo sobrio è colui che sa dominare
se stesso! La sobrietà è perciò indispensabile, perché l’uomo sia
pienamente uomo. Basta guardare qualcuno che, trascinato dalle sue
passioni, ne diventa vittima, rinunciando da sé all’uso della ragione (come
ad es. un alcolizzato, un drogato), e constatiamo con chiarezza che essere
uomo significa rispettare la propria dignità, e perciò, fra l’altro, farsi
guidare dalla virtù della sobrietà”.
Mi piace concludere con una considerazione di Francois Mauriac,
premio nobel per la letteratura (1952), che riassume il senso della solennità
odierna scrivendo: “Ecco davanti a noi il Natale. Un cielo, una notte, un
giorno. Un cielo per la voce di Dio, una notte per la preghiera, un giorno
per la speranza”. Alzare lo sguardo in alto, oggi più di ieri. La terra infatti
è sempre più sinonimo di precarietà. Oggi tutto sembra fragile: la pace, le
monete, i partiti, le coppie, la salute, il lavoro, la nostra stessa fede, la
personalità e il carattere dei nostri giovani. La terra, pare sempre più
incapace di offrire serenità. Le nostre sono città senza cielo, cioè senza lo
sguardo al Signore, l’uomo che si sente maggiorenne ed autosufficiente,
impegnato a vivere come se Dio non esistesse, si ritrova solo, con un
pugno di polvere tra le mani, chino sulle proprie ferite. E’ il frutto di una
felicità costruita senza il Signore. Nonostante ciò torna il Natale, non come
fiaba, ma come risposta alla miseria dell’umanità di sempre. Ma non c’è
notte senza aurora, non c’è travaglio senza nascita, non c’è semina senza
raccolto. Gesù non nasce per aumentare il coro delle lamentele, non viene
per giudicare ma per salvare. Dipende da ciascuno di noi se oggi è o non è
Natale. E’ Natale ogni volta che Dio è ospitato in un cuore e in una
famiglia; ogni volta che, sconfiggendo la noia, viene ritrovato il senso del
proprio vissuto quotidiano; è Natale ogni qualvolta si ritrova il coraggio di
morire al proprio io egoistico, peccaminoso, e con umiltà e mansuetudine
si ripercorre la strada del ritorno a casa. Non basta perciò celebrare il
Natale, occorre diventare Natale, permettendo che Gesù operi la
guarigione del mio spirito e del mio corpo. I maestri spirituali dicevano:
“Se Gesù nascesse anche mille volte a Betlemme, mai però nel tuo cuore,
tu sei vergognosamente perduto”. Ci siano di esempio i pastori e il loro
cammino. Se si vuole raggiungere la serenità e la pace, se vogliamo auto
realizzarci, occorre partire o ripartire da Cristo; è lui che dobbiamo
rimettere al centro della nostra vita. “Puer vobis natus est. Venite
adoremus”. Buon natale: rinasca Cristo nei nostri cuori.
p.a.costantino

domenica 23 novembre 2008

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Il grido del Pontefice in apertura del Tempo di Avvento:

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"Signore, dacci speranza e accorri in aiuto della tua Chiesa
Nella Basilica di San Pietro, in occasione della
celebrazione dei primi vespri dell'Avvento, sono risuonate forti le
parole del Salmo "Signore, accorri in mio aiuto!". "E' il grido - ha
commentato Benedetto XVI - di una persona che si sente in grave
pericolo, ma e' anche il grido della Chiesa fra le molteplici insidie
che la circondano, che minacciano la sua santita', quell'integrita'
irreprensibile di cui parla l'apostolo Paolo, che deve invece essere
conservata per la venuta del Signore". Per il Papa, "in questa
invocazione risuona anche il grido di tutti i giusti, di tutti coloro
che vogliono resistere al male, alle seduzioni di un benessere iniquo,
di piaceri offensivi della dignita' umana e della condizione dei
poveri". "L'Avvento - ha spiegato il Pontefice - e' per eccellenza la
stagione spirituale della speranza, e in esso la Chiesa intera e'
chiamata a diventare speranza, per se stessa e per il mondo. Tutto
l'organismo spirituale del Corpo mistico assume, per cosi' dire, il
'colore' della speranza. Tutto il popolo di Dio si rimette in cammino
attratto da questo mistero: che il nostro Dio e' 'il Dio che viene' e
ci chiama ad andargli incontro". L'annuncio della 'parusia', cioe' del
ritorno di Gesu' Cristo e', ha affermato inoltre Benedetto XVI, "una
speranza affidabile, non ingannevole". Una certezza che, ha concluso il
Santo Padre, ci mette "al riparo da qualsiasi tentazione di evasione e
di fuga dalla realtà", preservandoci "da una falsa speranza, che forse
vorrebbe entrare nell'Avvento e andare verso il Natale dimenticando la
drammaticita' della nostra esistenza personale e collettiva".


Vieni Signore Gesù in questo mondo martoriato, vieni presto in nostro aiuto!!!!


Maria Maistrini



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La Preghiera a Dio Padre

I nostri occhi non lo vedono, ma l'intelligenza e il cuore sanno che esiste. Gesù ci ha rivelato il suo volto. In Gesù Dio ci viene incontro e noi possiamo ascoltarlo e parlargli. Per il credente pregare è un esigenza. La preghiera nasce dalla fede e la nutre. Chi cessa di pregare, lentamente cesserà di credere. Il cristiano alla mattina e alla sera incontra il suo Dio nella preghiera: E' lo Spirito Santo che apre il suo cuore e le sue labbra. E' bello pregare da soli, nell'intimità della propria anima, Ma è bello pregare anche insieme, in famiglia. Una famiglia che prega rimane più facilmente unita nel vincolo dell'amore e della pace. Il cristiano prega con parole di fiducia, di lode, di ringraziamento e di pentimento, che gli salgono spontaneamente dall'intimo. Ma prega anche con le formule della tradizione cristiana. Con essa si unisce a Dio e a tutti i fratelli nella fede sparsi nel mondo, che per secoli le hanno pronunciate. Il cristiano ricorda sempre l'esempio e gli 'insegnamento di Gesù sulla preghiera. "Non stancatevi di pregare. Chiedete e riceverete; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto" (Lc 11,9). "Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Celi, ma chi fà la volontà del Padre mio" (Mt 7,21). La preghiera è un dialogo d'amore con Dio che deve continuare nella vita, vissuta come donazione. O la preghiera trasforma la vita o la vita eliminerà la preghiera. Per il credente pregare è vivere. Eglil prega perchè tutta la sua vita diventi una preghiera


. Ave Maria!Vieni a pregare con me

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Egli bussa alla porta del tuo cuore

puoi sentire la sua voce nel profondo
la pace più intensa, la gioia più grande..
Egli è per te, devi solo aprire la porta
e saprai di non essere mai solo perchè
lui avrà cura di te quando il sole
splenderà nel cielo e quando la tempesta
si scatenerà violenta sulla tua anima...

Ariel




AVE MARIA!

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PRATICHE Dl DEVOZIONE

La devozione alla Madonna è come un giardino ricco di aiuole fiorite. Ogni aiuola ha fiori belli e profumati. I colori e le forme diverse di fiori danno vaghezza d’incanto ad ogni aiuola e a tutto l’insieme del giardino.

Ogni aiuola è una pia pratica di amore alla Madonna. Ce ne sono tante! Riferirle tutte è impossibile. Ci limitiamo a quelle più importanti e più conosciute dai fedeli.


quali sono le pratiche della devozione alla Madonna?


La consacrazione a Maria
Il Santo Rosario
I cinque e i quindici sabati
Le “Tre Ave Maria”
L’Angelus Domini
La Medaglia miracolosa
Lo scapolare mariano
Il sabato a Maria
Maggio e ottobre a Maria


S. Paolo ha scritto che Dio sceglie le cose umili e deboli per confondere quelle grandi e forti (1 Cor 1,28) .

La Madonna donò la medaglia a S. Caterina Labouré, e da allora le grazie furono tali e tante, che la medaglia meritò giustamente l’appellativo di “miracolosa”.

L’amore dei Santi a questa medaglina è stato veramente grande. Portarla al collo, baciarla e ribaciarla, raccomandarla agli altri, farsene apostoli, è stato comune a Santi celebri e meno celebri.

Ricordiamo qualche esempio.

S. Caterina Labouré fu ardente propagatrice della medaglia miracolosa. Anche durante le rovine e le stragi della rivoluzione in Francia, ella curava i feriti, avvicinava soldati, parlava con persone di ogni specie: a tutti immancabilmente offriva la medaglia miracolosa quale pegno di grazia.

S. Teresina fin da piccola si rivelò ingegnosa apostola della medaglia miracolosa. C’era in casa sua una domestica incredula che non voleva sentir parlare di religione; ebbene, la piccola Teresa tanto fece che riuscì a farle prendere la medaglia miracolosa con la promessa di portarla al collo fino alla morte. In un’altra occasione, stando gli operai a far lavori in casa, la piccola Teresa si industriava a mettere la medaglia miracolosa nelle tasche delle loro giacche appese.

S. Massimiliano M. Kolbe è stato forse il massimo valorizzatore della medaglia miracolosa. Al suo vasto movimento mariano, la Milizia dell’Immacolata, egli affidò l’impegno particolare di “diffondere la medaglia miracolosa”; e tutti i membri della Milizia del l’Immacolata hanno l’obbligo di portare indosso la medaglia miracolosa.

Per S. Massimiliano le medaglie miracolose erano celesti “munizioni” e “proiettili” che fanno penetrare di forza la grazia nei cuori. Un episodio significativo gli accadde durante il ricovero nel sanatorio di Zakopane. Eccone la narrazione presa dalla sua vita: “Quando P. Kolbe si trovava a Zakopane fece la conoscenza di un certo intellettuale.

Ad ogni incontro lo pregava: “Signore, si confessi”. Ma quegli soleva rispondere: “Nulla da fare, Reverendo, la rispetto, Padre, ma non andrò a confes-sarmi; forse un’altra volta”. Dopo alcune settimane, questo signore, prima di partire, venne da P. Kolbe per accomiatarsi. Le ultime parole di P. Massimiliano furono: “Signore, vada a confessarsi...”. “La prego, Reverendo, non ho tempo, devo andare in fretta alla stazione”.

“Allora accetti almeno questa medaglia miracolosa”.

Il signore accettò per cortesia la medaglietta e si recò subito alla stazione ferroviaria. Intanto P. Massimiliano cadde in ginocchio per implorare dall’Immacolata la conversione dell’ostinato.

Oh, meraviglia! Dopo un istante qualcuno bussa alla porta ed entra il medesimo signore che aveva tanta fretta di prendere il treno. Sin dalla soglia esclama: “Padre, la prego di confessarmi””.

E chi non ricorda la conversione dell’ebreo incredulo Alfonso Ratisbonne a Roma? Ma è impossibile enumerare le grazie ottenute dalla medaglia miracolosa.

È più utile piuttosto imparare dai Santi, e particolarmente da S. Massimiliano, come industriarsi a seminare le medaglie miracolose dappertutto, regalandole direttamente alle persone o lasciandole a bella posta nei negozi, sui treni, negli uffici. Sempre fornito di queste piccole mine, quando S. Massimiliano non poteva fare altro per l’Immacolata, affidava a loro l’incarico di aprire qualche breccia nei cuori per far penetrare in tutti la Madonna.

Neppure a noi dovrebbe costare amare la medaglia miracolosa, portarla indosso, e utilizzarla come mezzo di apostolato mariano.

A volte noi ci preoccupiamo di che cosa fare per la Madonna. Ebbene, perché non fare apostolato mariano servendoci di un mezzo così semplice come la medaglia miracolosa, che può essere regalata o seminata dappertutto? Seguiamo gli esempi edificanti di S. Caterina Labouré, di S. Teresina, di S. Massimiliano Kolbe, e di molti altri Santi. Anche P. Pio da Pietrelcina aveva sempre le tasche rifornite di medaglie miracolose. Chi visita la sua cella, può veder un tavolinetto su cui c’è un pugno di medagline miracolose trovate nelle tasche di P. Pio alla sua morte.

Facciamo anche noi come i Santi.



ATTO DI CONSACRAZIONE ALL’IMMACOLATA

di S. Massimiliano M. Kolbe

O Immacolata Regina del cielo e della terra, rifugio dei peccatori e Madre nostra amorosissima, cui Dio volle affidare l’economia della Sua misericordia, ai Vostri piedi santissimi mi prostro io misero peccatore supplicandoVi di accettare tutto l’essere mio come cosa e proprietà Vostra.

A Voi, o Madre, offro tutte le facoltà dell’anima mia e del mio corpo, e nelle Vostre mani santissime rimetto la mia vita, la mia morte, la mia eternità, affinché d’ora in poi disponiate di tutto il mio essere come a Voi piace. Disponete di me, Vergine Immacolata, come volete per conseguire quello che è stato scritto di Voi: “Essa ti schiaccerà il capo”, e: “Tutte le eresie per Te sono state vinte nel mondo”.

Fate che nelle Vostre mani purissime e misericordiosissime io sia strumento adatto a farVi conoscere ed amare da tante anime tiepide e fuorviate, e accrescete così, quanto più è possibile, lo stuolo dei Vostri veri ammiratori ed amanti affinché si estenda in ogni luogo il Regno del Cuore Sacratissimo di Gesù.

Tanto farò, SS.ma Madre Immacolata, solamente col Vostro aiuto, perché dove siete Voi con la Vostra grazia, ivi soltanto si può effettuare la conversione e la santificazione delle anime, ivi soltanto si potrà stabilire il dolce Regno del Sacratissimo Cuore di Gesù. Amen.